Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 / Roma, 31 gennaio 1981) è stato un poeta, ingegnere e pubblicitario italiano. È noto come Il poeta ingegnere o Il poeta delle due muse.
San Babila
Trascina il vento della sera
Attaccate agli ombrelli a colori
Le piccole fioraie
Che strillano gaie nelle maglie.
Come rondini alle grondaie
Resteranno sospese nell'aria
Le venditrici di dalie
Ora che il vento della sera
Gonfia gli ombrelli a mongolfiera.
Quinto Orazio Flacco nacque a Venosa (PZ) intorno al 65 a.Cristo da un liberto che si era arricchito facendo l'Esattore delle Aste Pubbliche (un mestiere deplorevole per l'epoca), che era riuscito nel tempo di venire in possesso di un discreto patrimonio personale.

Carpe diem
Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.
Riccardo da Venosa
(1190 - 1250 circa)
Alla corte di Federico II di Svevia, l'imperatore più grande che l'Italia meridionale abbia avuto, troviamo il primo scrittore-poeta della Lucania medievale: Riccardo da Venosa.

Paolino e Polla
Varia di sensi e di piacevoli trovate, questa mia opera è scritta sia per gente ben costumata sia per persone allegre e gioviali. Ne tragga ciascuno il proprio diletto e, come può, si giovi del parere del vicino. Accolga di buon grado questa mia fatica il divino Federico; le imponga il suggello della sua autorità e le accordi il suo favore. Per compiacergli vi si accinse il giudice Riccardo da Venosa.
Isabella Morra nacque a Favale, oggi Valsinni (MT) nel 1520. Terza degli otto figli del Barone Giovanni Michele Morra, feudatario di Favale, Isabella ben presto rimase sola, in balia della madre e dei suoi rozzi fratelli in quanto il padre, avendo parteggiato per gli sconfitti francesi nella guerra contro gli spagnoli, fu costretto a fuggire a Parigi per non essere processato (e forse ucciso) dai vincitori spagnoli, e da Parigi suo padre non riuscì a ritornare mai più a Favale.
Fortuna che sollevi in alto stato
ogni depresso impegno, ogni vil core,
or fai che 'l mio in lagrime e 'n dolore
viva più ch'altro afflitto e sconsolato.
Veggio il mio re da te vinto e prostrato
sotto la ruota tua, pieno d'orrore,
lo qual, fra gli altri eroi, era il maggiore,
che da Cesare in qua fosse mai stato.
E donna son, contra le donne dico:
che tu, Fortuna, avendo il nome nostro,
ogni ben nato core hai per nemico.
E spesso grido col mio rozzo inchiostro,
che chi vuol esser tuo più caro amico,
sia degli uomini orrendo e raro mostro.