giovedì 11 agosto 2016

Sergio Corazzini - Desolazione del povero poeta sentimentale

da Piccolo libro inutile, 1906

                          I

     Perché tu mi dici: poeta?
     Io non sono un poeta.
     Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
     Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
5   Perché tu mi dici: poeta?

                          II

     Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
     Le mie gioie furono semplici,
     semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
     Oggi io penso a morire.

                          III

10 Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
     solamente perché i grandi angioli
     su le vetrate delle cattedrali
     mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
     solamente perché, io sono, oramai,
15 rassegnato come uno specchio,
     come un povero specchio melanconico.
     Vedi che io non sono un poeta:
     sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

                          IV

     Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
20 E non domandarmi;
     io non saprei dirti che parole così vane,
     Dio mio, così vane,
     che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
     Le mie lagrime avrebbero l'aria
25 di sgranare un rosario di tristezza
     davanti alla mia anima sette volte dolente,
     ma io non sarei un poeta;
     sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
     cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

                          V

30 Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
     E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
     poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

                          VI

     Questa notte ho dormito con le mani in croce.
     Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
35 dimenticato da tutti gli umani,
     povera tenera preda del primo venuto;
     e desiderai di essere venduto,
     di essere battuto
     di essere costretto a digiunare
40 per potermi mettere a piangere tutto solo,
     disperatamente triste,
     in un angolo oscuro.

                          VII

     Io amo la vita semplice delle cose.
     Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
45 per ogni cosa che se ne andava!
     Ma tu non mi comprendi e sorridi.
     E pensi che io sia malato.

                          VIII

     Oh, io sono, veramente malato!
     E muoio, un poco, ogni giorno.
50 Vedi: come le cose.
     Non sono, dunque, un poeta:
     io so che per esser detto: poeta, conviene
     viver ben altra vita!
     Io non so, Dio mio, che morire.
55 Amen.