giovedì 24 settembre 2015

L'usignolo e lo sparviero

 Ἀηδὼν ἐπί τινος ὑψηλῆς δρυὸς καθημένη κατὰ τὸ σύνηθες ᾖδεν. ἱέραξ δὲ αὐτὴν θεασάμενος, ὡς ἠπόρει τροφῆς, ἐπιπτὰς συνέλαβεν. δὲ μέλλουσα ἀναιρεῖσθαι ἐδέετο αὐτοῦ μεθεῖναι λέγουσα, ὡς οὐχ ἱκανή ἐστιν ἱέρακος γαστέρα αὐτὴ πληρῶσαι, δεῖ δὲ αὐτόν, εἰ τροφῆς ἀπορεῖ, ἐπὶ τὰ μείζονα τῶν ὀρνέων τρέπεσθαι. καὶ ὃς ὑποτυχὼν εἶπεν· ἀλλ' ἔγωγε ἀπόπληκτος ἂν εἴην, εἰ τὴν ἐν χερσὶν ἑτοίμην βορὰν παρεὶς τὰ μηδέπω φαινόμενα διώκοιμι.
   λόγος δηλοῖ, ὅτι οὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων ἀλόγιστοί εἰσιν, οἳ δι' ἐλπίδα μειζόνων τὰ ἐν χερσὶν ὄντα προίενται.
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 Un usignolo, stando su un'alta quercia, cantava secondo il solito. E uno sparviero, avendolo visto, siccome aveva bisogno di cibo, essendo sopraggiunto in volo, lo catturò. E quello, essendo sul punto di essere ucciso, gli chiedeva di lasciarlo andare, dicendo che lui non era sufficiente a riempire lo stomaco di uno sparviero e che bisognava che lui, se aveva bisogno di cibo, si volgesse contro i più grandi (di lui) tra gli uccelli. E quello (lo sparviero) rispondendo disse: ma io sarei uno sciocco se, lasciando andare il cibo che ho pronto tra le mani, inseguissi le cose che non si vedono ancora.
   Il racconto dimostra che così anche tra gli uomini sono stoltissimi quelli che per speranza di beni maggiori lasciano perdere le cose che sono tra le (loro) mani.

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