giovedì 24 settembre 2015

L'usignolo e lo sparviero

 Ἀηδὼν ἐπί τινος ὑψηλῆς δρυὸς καθημένη κατὰ τὸ σύνηθες ᾖδεν. ἱέραξ δὲ αὐτὴν θεασάμενος, ὡς ἠπόρει τροφῆς, ἐπιπτὰς συνέλαβεν. δὲ μέλλουσα ἀναιρεῖσθαι ἐδέετο αὐτοῦ μεθεῖναι λέγουσα, ὡς οὐχ ἱκανή ἐστιν ἱέρακος γαστέρα αὐτὴ πληρῶσαι, δεῖ δὲ αὐτόν, εἰ τροφῆς ἀπορεῖ, ἐπὶ τὰ μείζονα τῶν ὀρνέων τρέπεσθαι. καὶ ὃς ὑποτυχὼν εἶπεν· ἀλλ' ἔγωγε ἀπόπληκτος ἂν εἴην, εἰ τὴν ἐν χερσὶν ἑτοίμην βορὰν παρεὶς τὰ μηδέπω φαινόμενα διώκοιμι.
   λόγος δηλοῖ, ὅτι οὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων ἀλόγιστοί εἰσιν, οἳ δι' ἐλπίδα μειζόνων τὰ ἐν χερσὶν ὄντα προίενται.
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 Un usignolo, stando su un'alta quercia, cantava secondo il solito. E uno sparviero, avendolo visto, siccome aveva bisogno di cibo, essendo sopraggiunto in volo, lo catturò. E quello, essendo sul punto di essere ucciso, gli chiedeva di lasciarlo andare, dicendo che lui non era sufficiente a riempire lo stomaco di uno sparviero e che bisognava che lui, se aveva bisogno di cibo, si volgesse contro i più grandi (di lui) tra gli uccelli. E quello (lo sparviero) rispondendo disse: ma io sarei uno sciocco se, lasciando andare il cibo che ho pronto tra le mani, inseguissi le cose che non si vedono ancora.
   Il racconto dimostra che così anche tra gli uomini sono stoltissimi quelli che per speranza di beni maggiori lasciano perdere le cose che sono tra le (loro) mani.

martedì 17 marzo 2015

Pico della Mirandola - La dignità dell'uomo

FONTE: Giovanni Pico della Mirandola, De hominis dignitate, a c. di E. Garin, Vallecchi, 1942

Traduzione dal De hominis dignitate, opera del 1486.

...il Sommo Padre... accolse l'uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò: "non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai.
Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.
Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine".

O suprema liberalità di Dio padre! o suprema e mirabile felicità dell'uomo! a cui è concesso di ottenere ciò che desidera, di essere ciò che vuole. I bruti nel nascere seco recano dal seno materno tutto quello che avranno. Gli spiriti superni o dall'inizio o poco dopo furono ciò che saranno nei secoli dei secoli. Nell'uomo nascente il Padre ripose semi d'ogni specie e germi d'ogni vita. E secondo che ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. E se saranno vegetali sarà pianta; se sensibili, sarà bruto; se razionali, diventerà animale celeste; se intellettuali, sarà angelo e figlio di Dio. Ma se, non contento della sorte di nessuna creatura, si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, nella solitaria caligine del Padre colui che fu posto sopra tutte le cose starà sopra tutte le cose.

sabato 14 marzo 2015

plica splenica e falco montaliano


Quasi mai nei miei anni ho assaporato
quell'aura sconosciuta, il ben di vita:
nei sogni, nei ricordi e nei pensieri.

A volte l'ho incontrato, solo al buio:
era il ricordo di un futuro perso,
tra gli incroci del caso e del destino;
la nostalgia di un'essere diverso.

Privo della mia compagna angoscia
brevi attimi perfetti, situazioni,
come il falco alto levato, al fiume un giorno,
vederlo tra le foglie io sdraiato sulla ghiaia.

Quella marlboro, fumata ubriaco di gente
in mezzo alla festa, al mare.
E non ritorna più, quell'attimo pieno,
che altrove sempre mi è negato.


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Reazioni:
T***:Grazie Francesco di questo dono, bellissimo, spero non ti fermi in codesta produzione.
Tu sei una persona speciale!!!!
L'anima di poeta può essere l'aspetto positivo di questa sofferenza nuova; la poesia può essere la via di uscita dal tunnel
Buon sabato sera, a presto e ancora grazie ......... è meravigliosa!!!!!!!!!!!!!!!!!!

!!!!!!
 
G***Ciao, Francesco. Perdona il disturbo ma leggendo la tua poesia mi è venuta voglia di avere alcuni pareri sui mie di versi. Scrivo da poco più di un anno, ma ho dei lavori da poter eleggere e che vorrei sottoporre a critica. Inutile dire che sarei disposto a fare lo stesso, e con immenso piacere, per una tua silloge. Tornando alla tua poesia, mi è parso di scorgere il falco montaliano nei tuoi versi, anche se probabilmente il tuo è meno indifferente a ciò che succede qua giù. La condizione del falco è la stessa, ma viene raggiuta tramite sentieri opposti. Segnalo un refuso - o forse è un effetto ricercato- ad "un'errore". Spero di non aver detto assurdità e attendo ferventemente una tua risposta. :-)))

A***Ti ringrazio, ma non sono nemmeno maestro delle elementari I tuoi versi hanno un sapore che rievoca le amosfere di Montale. Sembra in alcuni punti il rovescio della medaglia di Spesso il male di vivere ho incontrato. Non saprei come "migliorarla", posso solo dirti che mi piace, la trovo convincente. Forse, ma è un mio parere personale, lascerei un maggior senso di vaghezza in alcuni verdi. Spesso io operò di scalpello, "a togliere" dal blocco di marmo il superfluo. Eliminerei "Privo della mia compagna angoscia" , forse troppo Cavalcanti dolente, ma, mi ripeto, questione di gusti.
Fine della conversazione in chat



 

giovedì 26 febbraio 2015

martedì 24 febbraio 2015

Calvino vs Terenzio

Nella frase di Italo Calvino, Marcovaldo, Estate 10, Viaggio con le mucche: "I cani, cui nulla di quel che è umano è alieno, ostentavano disinvoltura procedendo a muso ritto".
Quanta intertestualità c'è con la massima di Publio Terenzio Afro "Homo sum, humani nihil a me alienum puto" (Heautontimorùmenos - Il punitore di se stesso, v. 77)

lunedì 16 febbraio 2015

brugola - etimologia

dal cognome dell'italiano che le produce a Lissone

Grotta del Crocifisso - Melfi - Vulture

Nella zona dove si incrociano gli sguardi del Cristo morente e della Madonna piangente c'è un buco scavato forse da qualcuno che immaginava che i rispettivi sguardi rivelavano dove fosse nascosto il tesoro.

mercoledì 4 febbraio 2015

Carlos Castañeda

La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l'unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: "Non ti ho ancora toccato".

domenica 1 febbraio 2015

Febbraio 2015

Giove è sempre ben visibile basso ad est. Stasera la luna si trova in alto a destra rispetto ad esso.
Giove sarà ben visibile nel cielo di febbraio (fonte: NASA/Damian Peach, Amateur Astonomer)

Stéphane Hessel, Indignatevi !

...un insieme di principi e valori su cui basare la democrazia moderna del nostro paese.
Di tali valori e principi ne abbiamo bisogno oggi più che mai.
E‟ nostra responsabilità garantire tutti insieme che la nostra società rimanga una società di cui essere fieri:
non questa società di persone prive di documenti, di espulsioni, di sospetto contro gli immigrati, non questa società che rimette in questione le pensioni, la sicurezza sociale acquisita, non questa società dove i media sono nelle mani dei ricchi, tutte cose che ci saremmo rifiutati di avallare, se fossimo i veri eredi del Consiglio Nazionale della Resistenza.

venerdì 30 gennaio 2015

Lavoro di concetto

Da ragazzo mi fu detto che sicuro da grande avrei fatto un lavoro di concetto. Ora insegno. Non so se chi me lo disse ci prese. Devo approfondire la faccenda. Cosa certa che ho capito è che non sono un impiegato di concetto, figura relativa alle aziende, non alle scuole.

giovedì 29 gennaio 2015

politica e giochi di parole

Oggi  la prima elezione del nuovo presidente della Repubblica, da prae sideo  (siedo avanti, a capo). Mi  sono esercitato sui labili confini che grazie a un cambio di prefisso fanno di un de-putato un im-putato e di un politico s-pregiudicato un pregiudicato. Che il nostro presidente non si riveli alla fine un dis-sidente anziché un re-sidente del Quirinale?


Marcovaldo

Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l'attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c'era tafano sul dorso d'un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.

mercoledì 28 gennaio 2015

Esercizi di Stile: Marcovaldo, di Italo Calvino

Aloe Vera


Per le vie del quartiere, all'ingresso dei condomini, era facile osservare piante inconsuete, messe per rendere meno grigio il ritorno a casa dopo una giornata di lavoro.  Marcovaldo si fermava spesso a guardare i fiori d'altre terre che i giardinieri ordinavano dal vivaio ben fornito, appena fuori città.
La gente passava e non le notava punto, ma lui era un'anima sensibile e per di più da un po' di tempo si appassionava di erboristica.
Una mattina, andando al lavoro, aveva notato sul ciglio di un vialetto una certa pianta. Gli pareva di riconoscerla, somigliava a una foto che aveva vista su un foglio di giornale. In famiglia non si era granché danarosi e Marcovaldo si acculturava raccattando gli avanzi di giornali usati al mercato per incartare le merci.
Era inverno e, malgrado i guantini senza punta che indossava anche in casa, Marcovaldo aveva le nocche screpolate.

sabato 17 gennaio 2015

i pensieri di Bastiano Baldassarre Bucci

"Mi piacerebbe sapere ", mormorò fra sé, " che diavolo c'è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c'è lì di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi che io non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come. " E d'improvviso si sentì avvolgere da un'atmosfera quasi solenne. Si sistemo comodamente, afferrò il libro, aprì la prima pagina e cominciò a leggere.
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per i lettori di Storie infinite

da Michel Ende, La storia infinita
Per Bastiano Baldassarre Bucci la passione erano i libri. Chi non ha mai passato interi pomeriggi con le orecchie in fiamme e i capelli ritti in testa chino su un libro, dimenticando tutto il resto del mondo intorno a sé, senza più accorgersi di aver fame o freddo; chi non ha mai letto sotto le coperte, al debole bagliore di una minuscola lampadina tascabile, perché altrimenti il papà o la mamma o qualche altra persona si sarebbero preoccupati di spegnere il lume per la buona ragione ch’era ora di dormire, dal momento che l’indomani mattina bisognava alzarsi presto; chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita ed era venuto il momento di dire addio a tanti personaggi con i quali si erano vissute tante straordinarie avventure, a creature che si era imparato ad amare e ammirare, per le quali si era temuto e sperato e senza le quali d’improvviso la vita pareva così vuota e priva di interesse; chi non conosce tutto questo per sua personale esperienza, costui molto probabilmente non potrà comprendere ciò che fece allora Bastiano.»

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venerdì 2 gennaio 2015

Tre anni dopo la fine del mondo

L'anno che verrà sarà speciale:
nuovo, vario e sorprendente,
ma normale.
Uguale (ma diverso) a tutti gli altri.
Aspettiamo cose belle, auguriamoci salute,
di ritrovare tutte le ore perdute.
Se guardo indietro vedo tre cose,
tre vecchie foto appese al muro
ma girate, sono oscene.
Poi chiudo gli occhi e li riapro,
sul retro delle foto bei disegni,
scritti col sangue, il cuore
e l'immaginazione.
Vedo una coperta, una bambina e un sogno.
Vedo me stesso che guarda, che sorride e piange.
Vedo l'anno che verrà, sarà speciale!
Occhi di poeta nella sera tarda,
occhi di un ragazzo, bimbo ed uomo.
Occhi di un vecchio da quand'ero nato,
scrutano dentro e trovano l'angoscia,
scrutano ancora e viene fuori gioia.
Ascolta! dalle viscere e dal petto
mi esce e non si ferma un grido, ebbro.
L'anno che verrà sarà speciale:
nuovo, vario e sorprendente,
ma normale.

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