mercoledì 31 dicembre 2014

La Scommessa di Pascal

  • Dio esiste ed io ci ho creduto: + (ho guadagnato);
  • Dio non esiste ed io ci ho creduto: x (non ho perso né guadagnato);
  • Dio esiste ed io non ci ho creduto: - (ho perso);
  • Dio non esiste ed io non ci ho creduto: x (non ho perso né guadagnato).

mercoledì 3 dicembre 2014

Shurhùq

Questo vento di Scirocco sembra aver fatto la tana sulla mia città e non se ne vuole andare.
Shurhùq, il vento di sudest che arriva dalla Siria e stravolge uomo e natura. Edoardo De Filippo lo nomina nella commedia Pericolosamente che ho visto su rai 5 (più o meno dice “nei giorni di scirocco, quando il nervosismo si sente nell’aria” oppure "in quelle giornate in cui a Napoli c'è lo scirocco e nell'aria si respira nervosismo”). Forse fu un'aggiunta successiva alla scrittura, da parte dello stesso Eduardo, del racconto (credo sia un racconto) Scirocco a Napoli (1978).

Aggiungo due citazioni di contemporanei scaricate dal web:
Erri De Luca
Non è un vento, lo scirocco è una rabbia. Il cielo scompare, l'aria calda afferra la testa, non fa ragionare. Non bisogna fare figli quando c'è lo scirocco, non si devono prendere decisioni. Fa scoppiare gli incendi.
Andrea Camilleri
Lo scirocco è uno dei momenti più belli che possano essere concessi all'uomo, in quanto l'incapacità di movimento in quei giorni ti porta a stare immobile a contemplare una pietra per tre ore, prima che arrivi un venticello. Lo scirocco ti dà questa possibilità di contemplazione, di ragionare sopra alle cose, anche se è un po' difficile, in quelle circostanze, sviluppare il pensiero che è un po' "ammataffato", collosa, come la pasta quando scuoce.

venerdì 10 ottobre 2014

Serenity Prayer



God, grant me the serenity to accept the things I cannot change;
courage to change the things I can;
and wisdom to know the difference.

Living one day at a time;
enjoyng one moment at a time;
accepting hardship as the pathway to peace.

Reinhold Niebuhr

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscerne la differenza.

Vivendo un giorno per volta;
assaporando un momento per volta;
accettando la difficoltà come sentiero per la pace.
 

domenica 5 ottobre 2014

Poesia d'amore e deserto



 In un giorno di grande pioggia
-giorno raro nel nostro paese-
ci siamo trovati nella grotta di Tcheli.
La mia carne si ammorbidiva per le tue carezze
come la terra per l'acqua
che scendeva dal cielo.
(Poetessa Tuareg)

lunedì 22 settembre 2014

ibis redibis numquam peribis

L'oracolo dà una risposta ambigua. Il soldato interpreta il testo in base alla risposta che ha nel cuore. Frase che torna utile per spiegare l'importanza della punteggiatura, e il ruolo del filologo editore nel mettere l'interpunzione corretta.



articolo su medicitalia

domenica 3 agosto 2014

Oggi regalo a tutti quelli che hanno voglia di leggerla questa poesia di Alda Merini

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercé di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

 

martedì 24 giugno 2014

MINDFULNESS: SPAZIO DI RESPIRO DI TRE MINUTI

Wordle: Minfulness
da ilsentierodiunguerriero.blogfree.net/?t=4106388

Innanzitutto che cos'è la Mindfulness?

La MINDFULNESS, è nient'altro che una sorta di metodo occidentale di meditazione sviluppato da alcuni psichiatri prendendo spunto e ispirandosi appunto alle tecniche di meditazione orientali. Possiamo anche dire che la Mindfulness in fondo non è nient'altro che la meditazione Vipassana. Molti esercizi infatti ricordano molto la classica Vipassana sviluppata dalle filosofie orientali e dal Buddha stesso.
La Mindfulness viene usata anche come terapia nell'ambito psicologico come prevenzione all'ansia e alla depressione.

Questo esercizio si chiama SPAZIO DI RESPIRO DI TRE MINUTI.
Non è molto facile come verrà ampiamente spiegato nell'esercizio soprattutto per le prima volta la mente di opporrà alla grande e ci vuole molta pazienza e volontà, caratteristica principale per ogni tipo di meditazione in fondo.
Ecco la spiegazione dettagliata:
Tre volte al giorno ad orari prestabiliti ed ogni volta che proviamo una sensazione di disagio, possiamo prenderci una "pausa" di tre minuti riconettendoci con il presente che stiamo vivendo, con il qui e ora.
Adesso.
Questo è uno dei tanti modi di vivere il presente, di vivere nel presente.
Riconosciamo la nostra esperienza in quel momento.
L'esercizio lo si pratica tre volte al giorno ed ogni qual volta proviamo disagio.
Ovunque siamo e qualsiasi cosa stiamo facendo, lontani da occhi indiscreti ci fermiamo, assumiamo una posizione eretta e dignitosa, con una postura slanciata verso il cielo. Possibilmente chiudiamo gli occhi e chiediamoci nel primo minuto:

-Qual è la mia esperienza in questo momento?

Nel primo minuto riconosciamo tutti i pensieri che ci passano per la mente, tutte le emozioni e le sensazioni fisiche provenienti da qualsiasi parte del corpo.
Esempio: sto pensando che questa situazione è insopportabile, non ce la faccio più, sto per scoppiare etc. (pensieri).
Sento una rabbia addosso, un odio verso me stesso o altri, paura, timore, ansia, etc. (emozioni).
Ho una terribile sensazione di oppressione al petto, ho le gambe tese, le spalle alzate, curvate, ho il cuore che batte all'impazzata, sto sudando a profusione, etc. (sensazioni fisiche).
In questo primo minuto prendo consapevolezza della mia esperienza in quel momento, e la riconosco, le do un nome.

Nel secondo minuto rivolgiamo tutta la nostra attenzione alla sensazione fisica del respiro, all'espandersi dell'addome nella inspirazione e al contrarsi dell'addome nell'espirazione. Se si ha difficoltà nel percepire il movimento della pancia si può prestare attenzione al flusso dell'aria che entra ed esce a livello delle narici o della gola o all'innalzamento ed abbassamento del torace.
Tutta la nostra attenzione concentrata sulla sensazione fisica del respiro. Se abbiamo difficoltà, mentalmente possiamo dire: "inspirazione" nella fase di inspirazione ed "espirazione" nella fase di espirazione".

Nel terzo minuto prestiamo attenzione consapevole ed intenzionale a tutto il corpo, a tutte le sensazioni fisiche provenienti dal corpo.
Chiaramente in questi tre minuti la mente divagherà alla grande. Questo non è un errore, non è uno sbaglio. La mente fa quello per cui è stata creata. Quando ci accorgiamo del divagare della mente riconosciamo dove è andata a divagare e poi con dolcezza e senza giudicarci e senza giudicare l'esperienza del divagare della mente, riportiamo attenzione e consapevolezza all'esercizio. Al nostro presente.
Ricordiamoci che lo scopo dell'esercizio non è raggiungere un obiettivo, un risultato, una soluzione. Lo scopo è restare nel presente in quel momento riconoscendo quello che stiamo sperimentando momento per momento.
Stiamo con quello che c'è!

venerdì 20 giugno 2014

resilienza

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri si sentano sicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesto ciò che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi. In ognuno di noi.
E’ come se dentro di noi ci fosse un grande diamante con mille facce: alcune sembrano risplendere più di altre e ogni persona possiede, nel suo petto, un fulgido diamante con mille facce luminose.
Il diamante è perfetto, senza la minima incrinatura.
La sola differenza con gli uomini è il numero di facce che la nostra anima ha reso brillanti e luminose.
Ogni diamante è diverso e ognuno è perfetto.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente,
diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.

Marianne Williamson, citata da Nelson Mandela, durante il suo discorso di investitura a presidente, 1994.

Sera nera*

Ore lunghe di giugno, ultimi lumi di tramonto.
21.17: solo a casa aspetto.
Laggiù una ragazza, aspetta più di me.
Dannato chi l'ha lasciata lì.
Moglie e figlia dai nonni. Io solo.
Scrivo? leggo? guardo la TV? Niente!
Questa sera passerà così.

venerdì 21 febbraio 2014

Viaggio all'Ahaggar

All'origine di ciò che sono diventato c'è stata quella marcia lenta senza principio né fine, su quella terra eterna dove il sogno e l'avventura, dove la vita e la morte, il presente e il passato, la terra e le stelle si alternano all'infinito componendo una sinfonia ardente, punteggiata dal canto del vento fra le dune dei grandi erg o fra gli organi di pietra dei tassili, spezzata di colpo dal silenzio più profondo, quel silenzio degli spazi infiniti che fecero sognare Pascal e Padre Foucauld.
(Roger Frison-Roche, Il richiamo dell'Hoggar)



Duna, poi luna, poi niente. Tranne miriadi di stelle, quante non ne avevo mai viste, né mai ne vedrò più in vita mia.
Per me che soffro i mali dell'inverno, un viaggio in Africa era il miraggio, un sogno ad occhi aperti che mi teneva compagnia durante i mesi di grigio e di pioggia.
Questa volta l'ho fatto.
Mollo tutto, mi dico, e mi imbarco verso l'equatore, verso il Sahara.
E l'ho fatto.
Nessuno mi ha preso sul serio, nessuno è venuto con me. E sono partito da solo.
Meglio così.
Se uno va nel deserto non va certo in cerca di vita sociale.
Tra l'aereo e il traghetto, ho preferito il secondo: più lento ma economico e, in fondo, romantico.
Salerno-Tunisi a 95€, pensavo peggio.
L'acqua e i panini me li sono portati a bordo da casa, mica ho tanti soldi, io. Devo economizzare.
L'agenzia viaggi tunisina con cui avevo trattato via email (prima ho fatto il bonifico, tre anni di risparmi, poi mi era venuto il dubbio fosse una truffa), l'agenzia della cui esistenza ringrazio Dio mi ha aggregato ad una comitiva di fiamminghi in cerca d'avventura. Gente educata, comunque, molto organizzati e soprattutto facoltosi. Speriamo di non passare dei guai per questo.
Terroristi che rapiscono turisti, ne ho sempre sentito raccontare. Ma un sogno è un sogno e merita di accollarsi qualche rischio. Io sto cercando Tin Hinan, la regina dell'Atlante.
Durante il viaggio in fuoristrada verso il deserto non parlavo con nessuno, e nessuno mi parlava. Sedici ore di strada sterrata e tre pause. Fare pipì sulla polvere e ripartire. Per le signore montavano un paravento fissato con dei picchetti e un vasino lavabile: grande lusso e riservatezza.
Penso che all'inizio gli altri mi considerassero un mezzo scemo, poi hanno capito che non so parlare francese né inglese; prima di dire ogni cosa devo meditare parecchio per poi tirar fuori frasi sgangherate che i belgi e le guide fingono di capire. Sorridono, annuiscono e si girano da un'altra parte. Il problema è che lo fanno sempre, anche quando gli ho chiesto se per favore hanno dell'acqua fresca o se sanno per quante ore ancora dobbiamo camminare.
Camminare, sì. Non si fa altro da giorni, ma ne vale la pena.
Le auto ci hanno lasciato al confine algerino, lì ci aspettavano guide tuareg, così recitava la brochure. Peccato che le scarpette da ginnastica marroni stonino un po' col taguelsmut, il famoso turbante blu. Tra l'altro l'hanno messo solo il primo giorno. L'avranno fatto solo per fare scena, poi se ne sono dimenticati. E non penso nemmeno che avessero il diritto di farlo. Il blu è per i nobili. La gente comune lì indossa il turbante nero, gli schiavi quello bianco.
So tutto, ho studiato, ho fatto i compitini, prima di partire.

A dorso di cammello. L'incubo peggiore della mia vita.
La bestia puzza, beccheggia e rolleggia come una scialuppa nella tempesta. E io che sognavo le navi del deserto. Gli animali mitologici che avrei cavalcato trionfante verso l'Ahaggar.
Ho l'osso sacro a pezzi.
Anzi forse non ce l'ho più.
Ad In Amenas si sono uniti a noi tre coreani arrivati lì in aereo. Siamo andati a prenderli con la carovana fino in albergo. Un casermone prefabbricato circondato di palme o alberi del genere.
Sono usciti già distrutti, ma quando ci hanno visti, abbiamo letto prima stupore, poi terrore dietro i loro occhialoni neri da sole.
Già... non abbiamo più l'aspetto di turisti, ma di profughi malnutriti.
Una famiglia si è arresa e si è fermata lì per prendere il primo aereo che partirà verso nord. Due anziani con una figlia zitella. La mamma si è ammalata e così se ne tornano tutti a casa.
Da non so quanti giorni ci hanno scaricato pure i cammelli e il viaggio prosegue a piedi, in compagnia di muli e somari carichi di tende, acqua e roba da mangiare che definire esotica è il modo più ipocrita con cui riesco a coprire, mentendomi, il sapore di cose di cui a stento distinguo l'origine vegetale o animale.
Questa notte siamo accampati a Ouhanet. Non sapevo che anche il nulla avesse un nome.
Siamo sul bordo di ampie falesie a picco su un oceano di sabbia. Una bassa duna ha coperto fino a poco fa il sorgere della luna.
Stanotte mi sento il Leopardi del deserto. E mi godo ciò che ero corso qui per evitare: la notte.
Domani si riprende la marcia. Tra cinque giorni Illizi, il Tassili N'Agger e poi, finalmente l'Ahaggar.