giovedì 23 agosto 2012

Un'intervista presa dal web

Nome?
Che significato ha il tuo nome?
Come ti chiamano gli altri?
Data in cui spegni le candeline?
Statura in cm?
Colore degli occhi?
Colore dei capelli?
Che segno sei?
Ascendente?
Sai scrivere con entrambe le mani?
Il sentimento più inutile che ci sia?
Il sentimento più bello che esista?
Luogo dove vorresti passare le vacanze?
Cosa fai la mattina appena sveglio/a?
Fiore preferito?
Un grande attore?
Una grande attrice?
Il miglior film in assoluto?
La migliore canzone italiana?
La migliore canzone straniera?
Il tuo cantante italiano preferito?
La tua cantante italiana preferita?
Il tuo gruppo italiano preferito?
Il tuo cantante straniero preferito?
La tua cantante straniera preferita?
Il tuo gruppo straniero preferito?
Il tuo calciatore preferito?
Libro preferito?
Programma alla tele preferito?
Sport che vorresti praticare?
Sport che pratichi?
Sport che ti piace guardare alla tele?
C'è una persona che è entrata nella tua vita e l'ha migliorata?
Ci sono delle persone che sai che non ti molleranno mai nel momento del bisogno?
Hai odiato qualcuno a cui ora vuoi bene?
Hai odiato e amato qualcuno allo stesso tempo?
Hai fatto del male a qualche tuo/a amico/a?
Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
Che macchina possiedi?
Che macchina vorresti avere?
Pensi mai al futuro?
Mare o montagna?
Ti ritieni più altruista o egoista?
Che tipo di persone non sopporti?
Sei buono/a con tutti?
Sai cucinare?
Cosa ti piace cucinare?
Insalata che più ti piace?
Colore preferito?
Chi è la persona a cui tieni di più?
E l'amico/a che vive più lontano da te?
La tua più grande passione?
E da piccolo dormivi con un pupazzo?
Il suo nome?
Il tuo gioco preferito da piccolo/a?
Hai una camera tutta tua?
Cosa c'è appeso ai muri della tua camera?
La tua camera è ordinata o disordinata?
Sai cantare (sii sincero, cantare, non fischiettare sotto la doccia)?
Sai suonare qualche strumento?
Se si quale?
sei mai stato sotto la pioggia a bagnarti?
Sole o pioggia?
Estate o inverno?
La prima canzone che ti viene in mente?
Ti piace l'arte?
La tua opera d'arte preferita?
Il prossimo gradino che salirai nella tua vita?
Un mazzo di fiori ideale come dovrebbe essere?
L'ultimo libro che hai letto?
L'ultimo film che hai visto al cinema?
L'ultimo film che hai visto in TV?
L'ultimo film che hai visto in DVD?
L'ultimo film che hai visto in videocassetta?
Hai una migliore amica?
Hai un migliore amico?
Una decisione di cui ti sei pentito/a?
L'oggetto a cui tieni di più?
La cosa più bella che esiste?
Cosa c’è nell’aldilà?
Sei timido/a?
Perdoni o ti vendichi?
Sei paziente?
Frutto preferito?
Profumo preferito?
Profumo che usi?
Tipo di gelato preferito?
Con quante persone vivi?
Personaggio dei fumetti preferito?
Se vincessi un miliardo?
Numero preferito?
Perchè?
Saluta come fai di solito:

martedì 21 agosto 2012

apr 20. Anno 1036: un Arduino nipote di Ottone in Puglia?


TRATTO DA: DELLE RIVOLUZIONI D’ITALIA LIBRI VENTICINQUE DI CARLO DENINA, VOL.II, FIRENZE STAMPERIA PIATTI, 1820.

Cartina della Puglia medievale Tav.Peut. (Wikipedia Creative Commons)
«Regnava ancora in quel tempo Corrado il Salico, che nel 1036 era venuto a riconoscere le ragioni dell’ imperio e del regno Italico nelle parti di Puglia. Da questo re ottenne Guaimaro molti privilegi, i quali aggiunti al valore de’ suoi campioni Normanni gli accrebbero grandemente lo stato; talché già a lui obbediva notabil porzione del presente regno diNapoli. Ma in questa sua prosperità cominciò a concepir forte gelosia per la riputazione degli stessi suoi guerrieri Normanni, e particolarmente verso Guglielmo e Drogone che n’erano i capi. Né osando disgustarli o licenziarli senza qualche onesto titolo, nacquegli opportunissima occasione di liberarsene e di rivolgerli altrove. Le cose del Greco imperio erano allora in pessimo stato così nella provincia di Calabria e Puglia, come nella Sicilia, di cui i Saraceni s’erano quasi del tutto impadroniti. Michele Paragone salito violentemente sul trono di Costantinopoli, per mantenersi con qualche riputazione l’imperio malamente acquistato, determinò di mandare una potente armata in quell’ isola, e colla fama d’ un riacquisto sì ragguardevole distrar gli animi de’ sudditi dalla tirannide domestica, e dalla memoria di sua usurpazione. d’Oriente (1). Guaimaro non ebbe a farsi pregar lungamente per concedere al general Greco l’ aiuto de’ Normanni, i quali passati in Sicilia diedero non minori pruove di valore contro i Saraceni padroni di quell’ isola , che avesser fatto prima di qua del Faro. Ma passata la vittoria , l’avarizia dei Greci li fece di leggeri scordar l’obbligo che doveano avere ai Normanni, ai quali ebbero poco o niun riguardo nel divider la preda. Era o capitano o certamente compagno dei Normanni in quella guerra un accorto e valente Lombardo chiamatoArduino, e creduto dall’Ostiense parente dell’arcivescovo di Milano (1 Leo Ostiens. lib. 4 cap. 67) , e che forse potea essere della casa de’ Marchesi d’Ivrea o di quella di Susa, dove il nome d’Arduino era assai frequente. Quest’uomo, conosciuta la malvagità de’Greci e la superbia di Maniace , al quale egli avea portato, come perito del Greco idioma, le querele de’Normanni, fece pensiero di ritrarre questi suoi compagni dal servizio de’ Greci , e ricondurrli ad oltre imprese in Italia , dove pei piccoli presidìi che vi teneauo gl’imperadori di Costantinopoli , poteano sperare grandi acquisti a benefìzio proprio, e non d’altrui. Dissimulata nondimeno l’ indignazione sua verso Maniace, ed esortati i Normanni, a cui serviva d’interprete e di consigliere , a far lo stesso (2 Suitimoute lib. 1 cap. 13. ), ottenne licenza di ripassar lo Stretto ; e dopo vari maneggi, che si posson vedere negli scrittori della storia Napolitana , condusse i suoi Normanni, assistiti ancora da quelli d’Aversa , a far guerra aperta nelle terre de’Greci, i quali erano malamente provveduti alla difesa , per le rivoluzioni ond’ era allora più che mai agitata la corte di Costantinopoli, dove l’imperadrice Zoe creava e de poneva a suo capriccio gli Augusti (an.io3o,-4-o 41)’ I Normanni 5 ancorché naturalmente avveduti nel proprio interesse , fecero nondimeno le prime imprese d’Italia piuttosto con ferocità, che con astuzia ; e per essere poco pratici del paese, ignoranti della lingua, e delle intenzioni e de’disegni così de’principi Longobardi, come della corte di Costantinopoli, si lasciarono condurre a guisa di gladiatori insensati a versare il sangue dov’ eran richiesti. Ma a misura che cominciarono a intender la lingua e conoscere lo stato delle cose, e che pei disgli Stati ricevuti in Sicilia da’ Greci , o per le suggestioni di Arduino e d’altri malcontenti del governo, che ogni forestiere trova facilmente per tutto, apersero assai meglio gli occhi, ed unirono conseguentemente anche l’astuzia e la politica alla natia bravura. Ora avendo essi vinti e disfatti i Greci nella Puglia e nella Calabria , in vece di crearsi un duca della propria nazione , elessero Adenolfo fratello di Pandolfo III principe di Benevento. La qual cosa siccome potea conciliar loro l’affetto de’ popoli affezionati al sangue degli antichi lor principi, serviva ancora a rimuover l’invidia e la gelosia degli stessi principi Longobardi, contro de’quali non paleva tempo di pigliar guerra. Ma Adenolfo mostrandosi troppo presto inclinato ad accordarsi co’ Greci , venne in sospetto a’Normanni , i quali, non arditi ancora di spiccar il salto che pur med itavano, deposto Adenolfo , crearono duca Arrigo figliuolo di quel Melo che fu primo motore di questi rivolgimenti. Scontentati in breve anche di lui, elessero finalmente a loro capo Guglielmo Bracciodiferro , il più vecchio dei figliuoli di Tancredi, che già era stato da principio condottiero principale di questa seconda emigrazione di Normanni. Non prese egli titolo di duca, ma di conta di Puglia solamente. Né però governava egli solo tutta la conquistata provincia; perché essendosi a’ fratelli di lui e ad altri de’principali assegnato il dominio di varie terre, il governo che allor s’ordinò da’Normanni nella Puglia, s’assomigliava piuttosto a governo aristocratico, quale s’é veduto sotto i Longobardi, che a principato assoluto. Quindi si destinò per tenervi le diete la città di Amalfi, la quale fu poi riguardata ne’primi anni del dominio Normandico come centro e sede comune dello stato, di cui Guglielmo era il capo o il principale (1 Leo Ostiens. lib. 2. cap. 67). Né questi godette però lungo tempo del frutto delle sue imprese, né del grado a cui era stato elevato da’suoi Normanni e da alcuni Italiani che sotto la stessa condotta s’erano uniti in un solo corpo. Morto Guglielmo tre anni dopo la sua inaugurazione, ebbe per successore Drogone suo fratello, a cui nella suddetta divisione della Pugli a era toccato il governo di Venosa. Ma mentre in questo modo stabilivasi la dominazione de’ Normanni nella Puglia, i Greci che non si riconoscevano possenti di ricuperar a forza aperta leperdute provincie, si voltarono alle arti solite di quella nazione, facendo dai propri suoi sudditi uccidere a tradimento il conte Drogone. Ciò fu cagione che Umfredo , terzo fratello, che succedette a Drogone, e tutti gli altri Normanni cominciarono ad usare verso i Pugliesi maggior durezza e crudeltà, che non aveano fatto da prima, confondendo, secondo che sempre accade ne’tumulti civili e nelle guerre, gl’innocenti con i colpevoli. Per fermarsi nel nuovo stato con miglior titola, i Normanni ne cercarono ed ottennero l’investitura da Arrigo III che nel 1046 era venuto a prendere in Roma la corona imperiale, e che per tenere sempre più al basso l’emolo imperio Greco confermò volentieri a’Normanni con suoi diplomi la possessione delle terre che essi avevano nella Puglia usurpate. Ora tra per un istinto naturale de’ più forti e potenti che mal si sanno raffrenare entro i limiti dell’equità, e per l’aggiunta dei diritti e privilegi imperiali, si diedero i Normanni a signoreggiar più aspramente che prima i paesi già conquistati, e ad occuparne ogni giorno de’nuovi. La corte di Roma, preso giusto timore di si intraprendenti vicini, i quali altronde col predar ad ora ad ora qualche monasteso o santuario non davan segno d’ essere molto rispettosi alle cose della Chiesa, cominciò a pensare a vari modi di contener fra’termini questa crescente e sospetta potenza. Allora fu che Leon IX intraprese contra i Normanni la memorabile spedizione, in cui si vide per la prima volta un pontefice condurre personalmente eserciti armati alla battaglia. Niuno ignora qual esito avesse una tale impresa. Il pontefice, caduto in man de’ Normanni, fece servire la sua sventura all’ ingrandimento della dignità papale , gettando il primo fondamento del diritto della sede apostolica sopra il regno di Napoli, che fu copiosa sorgente di querele, di guerre e d’infiniti travagli all’Italia. Non é però ben chiaro quale spezie d’omaggio promettessero allora i Normanni alla santa sede, né quale diritto abbia voluto il santo Padre concedere a quelle nazioni sopra le provincie che aveano invase, e stavano per conquistare in appresso. Né tampoco é da prendersi per cosa indubitata ciò che gli storici Napolitani raccontano della tanta pietà cui mostrarono i Normanni al pontefice lor prigioniero, il quale si crede piuttosto che per dolore della sua sventurata impresa terminasse poco dopo la vita. Comunque sia , tra per le investiture che aveano avuto da Arrigo III, e qualche novello titolo o di buon grado o per forza e per astuzia ottenuto da san Leone IX , andava l’ usurpazione de’Normanni prendendo forma di legittima signoria. Vittore II, e Stefano IX singolarmente , il quale , come si é detto, mirava a fare suo fratello Gotifredo signor d’Italia , diedero chiare pruove d’aver poc’o cari questi novelli potentati. Ma la brevità del .pontificato loro non lasciò tempo da eseguire i disegni che l’ uno e l’ altro avevano concepiti. A Stefano IX succedette Nicolò II, il quale piut~ ‘ tosto intento ad abbassar l’insolenza de’ suoi Romani , che a far guerra a gente straniera, non solamente non impedì, ma piuttosto facilitò ed autorizzò gli avanzamenti dei Normanni, da cui invitato andò a congregare in Melfi un concilio numeroso di cento vescovi. Quindj siccome i Normanni si studiarono di conciliarsi la be. nevolenza del papa con dimostrazioni di riverenza e di religione, così il pontefice dal canto suo si pensò dì battere tutt’altra strada che non avean fatto i predeces_ sori suoi, e stimò più utile partito d’aver quella gente be_ nevola e confederata per difendersi col braccio loro da altri nemici, che tentare in vano di abbatterli e ster. Binarli. Morto Unfredo III conte di Puglia, gli succedette , ancorché lasciasse due figliuoli maschi, il fratello Roberto venuto in Italia alcuni anni dopo i tre fratelli maggiori. Questi che in valentia di corpo non la cedette a’fratelli, e nella sagacità e politica li superò di gran lunga ( onde gli nacque il soprannome di Guiscardo, che in lingua Normanna tanto importa quanto a dire astuto ed accorto ), ebbe assai rapidamente accresciuto il suo stato con le conquiste che fece nella Calabria. Sdegnando il titolo di conte , ottenne da Nicolò quello di duca; e con maggiore solennità che non avea fatto Unfredo verso Leon IX, si professò vassallo di santa Chiesa, riconoscendo in feudo dalla sede apostolica la Puglia, la Calabria, e anticipatamente ancora l’isola di Sicilia che meditava di conquistare. In questo mezzo a Rainolfo conte d’Aversa, primo fondatore di quello stato , erano succeduti l’ un dopo l’altro due suoi fratelli , ed ultimamente un nipote chiamato Riccardo. Questo Riccardo imparentatosi col duca Roberto con isposarne una sua sorella , e cogli aiuti che ottenne da lui, assaltò Pandolfo V principe di Capoa , ultimo della stirpe Longobarda; e toltogli lo stato , in vece di conte d’ Aversa si fece chiamare principe di Capoa. Stabilito in quel dominio coll’investitura che ottenne anch’egli da papa Nicolò II, rivolse l’animo ad occupar Napoli e Tiano. In cotal modo sopra le rovine del ducato di Benevento fondato e diviso poi da’Longobardi , e sopra le reliquie che restavano del Greco imperio, si ergevano due nuovi principati sotto sovrani non dello stesso sangue, ma della stessa nazione. Alessandro II, pontefice di santa ed onorata memoria , ad esempio di Nicolò II a cui succedé, volle anzi coltivar l’amicizia de’Normanni , che imprender guerra con loro; ed intento piuttosto M correggere i disordini del clero, che a conquistar citta o traversare le conquiste altrui, si contentò di ricevere dal duca di Puglia e dal priucipe di Capoa l’omaggio che avean promesso al suo antecessore; e tenne anche egli un concilio a Melfi, per far onore e cosa grata a quella nazione. Così Roberto fatto sicuro dal cauto di Roma, accelerò isuoi progressi nellaCalabria.Gli giovò grandemente nell’acquisto di quella provincia la virtù di Ruggieri suo fratello, tirato novellamente in Italia dalla fama che correva de’felici successi di Roberto Guiscardo ; appunto nello stesso modo che questi ancora era venuto alcuni anni prima al romore delle vittorie de’ suoi tre maggiori fratelli, Guglielmo, Drogone ed Unfredo. Frattanto precipitava all’estremo lo stato de’ Greci nella Sicilia : perciocché partitisi di là i Normanni mal soddisfatti di Mainare che col braccio loro l* avea in gran parte ritolta di mano a’ Saraceni, questi non tardarono molto a ripigliarsela interamente per le poche forze che rimasero a Mainace, e più per la dappocaggine degli altri generali che gli succedettero in quel governo. Alla voglia che già per sé stessi avevano i due fratelli Normanni, e Ruggiero massimamente, di conquistar la Sicilia, s’ aggiugnevano gli stimoli del pontefice Alessandro II, o , per dir meglio , d’Ildebrando suo consigliere e ministro (1 Barou. ad an. 1066′ n. 3), che mandandogli lo stendardo il creò capitano e gonfaloniere della Chiesa contro gl’infedeli dominatori di quell’isola. S’aggiunse ancora opportuna congiuntura di tentar quest’impresa per nimicizie civili che nacquero fra gli stessi Saraceni* Ben a amena sdegnatosi contro Bennametto, uno de’princìpì di Sicilia , di cui era ammiraglio, passò in Calabria; e ritiratosi presso Ruggiero che colà guerreggiava, gli mostrò come gli sarebbe facil cosa conquistar la Sicilia , e non mancò di suggerirgli e promettergli que’mezzi che stimava conducenti all’ esito dell’ impresa (1). Animato Ruggieri da tale incontro passò il Faro, e diede nel 1061 felice principio al suo acquisto con impadronirsi di Messina. Quindi, chiamato in aiuto il suo fratello Roberto , in poco di tempo ebbero in lor potere le altre città principali dell’ isola , e constrinsero i Saraceni, benché superiori in numero d’ armati, a fortificarsi in Palermo , dove furono di subito gagliardamente assediati da’ Normanni».
“Era l’Arduino valente capitano lombardo delle truppe normanne (di cui cita ampliamente il Denina nell’opera suddetta) il figlio di Guido o Guidone,  nipote di Ottone figlio secondogenito del Marchese Arduino d’Ivrea Re d’Italia? Se restiamo al fatto che il primogenito Ardicino Conte d’Ivrea (detto Arduino II o Ardiciono) non abbia avuto figli (alcuni autori sostengono che sia morto prima del padre), l’ipotesi ha una validità” (V.F.)

giovedì 16 agosto 2012

Antica descrizione di Mont Saint Michel

http://www.scribd.com/doc/50950571/itinerarium-bernardi-monachi

L'itinerario di Bernardo è a pagina 308.

mercoledì 8 agosto 2012

Fine del precariato

Come ogni anno, evito di contattare i sindacati poter sapere se a settembre lavorerò o magari entrerò di ruolo, ma amici e colleghi mi chiamano o contattano su facebook trasformandomi in un centro elaborazioni e smistamento dati e informazioni o, come mi chiama L#, in una costola del sindacato.
A traslativa mentre ero alla Biblioteca Nazionale mi ha chiamato addirittura il segretario provinciale del sindacato per avvisarmi che sarò immesso in ruolo... Finalmente! Posso ora vivere con meno ansia sul futuro e sul pane quotidiano, curare con più tranquillità i miei studi e soprattutto instaurare con gli alunni percorsi didattici di più ampio respiro senza l'ansia di doverli abbandonare poco dopo averli conosciuti. A 10 anni dalla laurea dopo sei anni di precariato otterrò il mio contratto a TI. La cosa triste è che io sono tra i fortunati che hanno fatto presto, un'insegnante di ruolo a 35 anni è considerato quasi troppo giovane.

martedì 7 agosto 2012

Contrada Corona

hanno proposto per la cancellazione da wikipedia QUESTA VOCE
Località alle pendici del Vulture, compresa nel Comune di Melfi, il cui territorio è delimitato a nord dalla Difesa dell'Annunziata e dal Vallone di San Guglielmo da Vercelli, che delimitano i territori più vicini al capoluogo, a est dai rilievi del Vulture, a Ovest dal fiume Ofanto, a sud dalle frazioni di Foggianello, San Giorgio e Foggiano (comune di Melfi). Essa è popolata di casali, quasi tutti abbandonati. Il sito racconta il dramma demografico e urbanistico toccato ai piccoli centri del meridione appenninico, essendosi spopolato a causa dell'emigrazione. Esso risultava abitato da molte famiglie e la sua popolazione variava dalle 50 alle 100 unità circa. Le costruzioni rustiche superstiti testimoniano una interessante tipologia costruttiva agricola il cui principale materiale edilizio consiste nella locale pietra lavica.

Franciscus de Melfia

giovedì 2 agosto 2012

Origine del nome Molfetta a cura di Mariella Nanna


In origine la città di Molfetta si chiamava Melfi (nelle fonti si parla di locus Melfi Melphium ). Respasarebbe, secondo alcuni studiosi, il nome della città in epoca romana, derivante dalla contrazione della parola latina Respublica ; secondo altri, più che denominazione della località, si riferirebbe alla forma di governo autonoma e repubblicana data dai Romani alla città. Sulla tavolaPeutingeriana (mappa in pergamena di tutte le strade dell'Impero Romano), compilata nel 230 d.C., non compare il nome di Melfi, né quello di Respa, citato, quest'ultimo, per la prima volta sull'itinerario Antonino, compilato dopo il 337 d.C.

Il nome “Melfi” è attestato per la prima volta su una pergamena del 925, intorno alla quale nel 1874 scoppiò un'aspra polemica tra l'avvocato Vito Fontana e i padri Michele Morcaldi, Mauro Schiani e Silvano De Stefano. Il Fontana, insieme allo storico Luigi Volpicella, riteneva che la pergamena in questione si riferisse a Molfetta contro gli altri che invece pensavano si riferisse a Melfi, cittadina della Lucania.

A sostegno della tesi del Fontana, ci sono altri documenti di rito longobardo del 965 e del 1027, in cui Melfi sta ad indicare Molfetta. Nei documenti successivi a questi Melfi è sostituita da Melficta ,Melficte Melphicte Melfictum Melphictum . Il Carabellese ne ha spiegato il passaggio facendo riferimento alla fonetica e alla linguistica: al nome Melfi, indeclinabile, si sarebbe aggiunto in un secondo momento il suffisso –cta, ottenendo così una forma aggettivale nominale femminile (Melfi-cta), poi sostituita dalla forma nominale neutra (Melfi-ctum).
Per quanto riguarda la spiegazione etimologica del nome Molfetta, del tutto arbitraria e priva di fondamento storico è quella secondo cui Melficta Melfictum significherebbe “fatta di miele” o “pianta di mele” per la dolcezza del clima e la piacevolezza del territorio.