venerdì 21 ottobre 2011

Dal Vangelo dell'Infanzia




3] Poi il figlio di Hanan si avvicinò anche alla piccola piscina di Gesù, la calpestò con i piedi e ne fece uscire fuori tutta l'acqua. Allora il signore Gesù gli disse: "Come è scomparsa questa acqua, così scompaia la tua vita". E, subito, quel ragazzo restò secco.
[47, 1] Morte repentina. Una sera, mentre il signore Gesù ritornava a casa con Giuseppe, gli venne incontro, correndo, un ragazzo e lo urtò così violentemente da farlo cadere. Il signore Gesù gli disse: "Come tu mi hai buttato a terra, così tu pure possa cadere e non alzarti più". E in quell'istante il ragazzo spirò.
[48, 1] Maestro confuso. A Gerusalemme c'era un certo Zaccheo che istruiva i ragazzi. Costui disse a Giuseppe: "Perch‚, Giuseppe, non mi conduci Gesù affinch‚ impari le lettere dell'alfabeto?". Giuseppe assentì e ne parlò con la padrona Maria. Lo portarono dunque da quel maestro che, appena lo vide, gli scrisse l'alfabeto ordinandogli di leggere l'alef. Dopo che lesse alef, il maestro gli comandò di leggere bet. Ma il signore Gesù gli disse: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet".
[2] Avendo il maestro minacciato di bastonarlo, il signore Gesù gli espose i significati delle lettere alef e bet. Gli spiegò pure quali figure delle lettere erano dritte, e quali contorte, quali a forma di spirale, quali con il punto e quali senza, perch‚ una lettera è prima e l'altra dopo; ed ancora spiegò e raccontò molte altre cose che il maestro non aveva mai sentito n‚ mai aveva letto in alcun libro.
[3] Il signore Gesù disse poi al maestro: "Presta attenzione a quanto ti dico". E in modo chiaro e distinto incominciò a recitare alef, bet, ghimel, dalet fino a tau. Ammirato, il maestro esclamò: "Penso che questo ragazzo sia nato prima di Noè". Rivolto poi a Giuseppe, disse: "Mi hai condotto qui un ragazzo affinch‚ io l'istruissi, ma egli è più dotto di tutti i maestri". E alla padrona Maria disse: "Questo figlio tuo non ha bisogno di alcuna formazione".
[49, 1] Maestro castigato. Lo condussero allora da un altro maestro più dotto. Questi, appena lo vide, gli disse: "Pronuncia l'alef". Pronunciato che ebbe l'alef, il maestro gli ordinò di pronunciare bet. Ma il signore Gesù gli rispose: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet". Avendo il maestro alzato la mano per frustarlo, subito quella mano inaridì, ed egli morì. [2] Allora Giuseppe disse alla padrona Maria: "Di qui in poi non lasciamolo più uscire di casa. Chiunque infatti lo contraria è colpito a morte".
[50, 1] Gesù maestro. Giunto all'età di dodici anni, lo condussero a una festa a Gerusalemme. Al termine della festa, essi ritornarono, ma il signore Gesù rimase nel tempio tra i dottori, gli anziani e gli eruditi dei figli di Israele: li interrogava nelle loro specialità e rispondeva a sua volta alle loro domande. Domandò loro: "Di chi è figlio il Messia?". Risposero: "Figlio di Davide".
[2] Allora, egli replicò: "Perché, allora, mosso dallo spirito, lo chiama suo signore, allorché afferma: "Disse il Signore al mio signore: siedi alla mia destra affinché io assoggetti i tuoi nemici sotto le vestigia dei tuoi piedi"?". Gli domandò poi il capo dei dottori: "Hai letto i libri?". "Ho letto sia i libri, , rispose il signore Gesù , sia quanto è in essi contenuto".
[3] E spiegò i libri, la legge, i precetti, gli statuti e i misteri contenuti nei libri dei profeti, cose irraggiungibili dall'intelletto di ogni creatura. Quel dottore disse dunque: "Una tale scienza finora io n‚ l'ho raggiunta n‚ mai ne ho sentito parlare. Chi pensi che sarà questo ragazzo?".
[51, 1] Gesù e l'astronomo. C'era là un filosofo perito in astronomia il quale domandò a Gesù se avesse studiato astrologia. Il signore Gesù rispose esponendo il numero delle sfere e dei corpi celesti, la loro natura e le loro operazioni, la loro contrapposizione, il loro aspetto triangolare, quadrato ed esagonale, la loro traiettoria e la loro posizione di minuto in secondo, e molte altre cose irraggiungibili alla ragione.
[52, 1] Gesù e il medico. Tra quei filosofi ve n'era anche uno dottissimo nelle scienze naturali. Questi interrogò Gesù se avesse studiato medicina; egli rispose esponendo la fisica, la metafisica, l'iperfisica e l'ipofisica, le forze del corpo, gli umori e i loro effetti; ed ancora il numero delle membra e delle ossa, delle vene, delle arterie e dei nervi, gli effetti del calore e della siccità, del freddo e dell'umidità che provengono da esse; qual è l'influsso dell'anima sul corpo, sui suoi sensi e sulle sue forze; in che cosa consiste la facoltà di parlare, di adirarsi e di desiderare; infine l'unione e la disunione e altre cose irraggiungibili all'intelletto creato.
[2] Allora quel filosofo s'alzò e adorò il signore Gesù, dicendo: "O signore, d'ora in poi sarò tuo discepolo e tuo servo".