domenica 30 ottobre 2011

Avventure della seconda B ;)

pubblicata su fb da una mia alunna ora in primo liceo


  1. PUFFI (con Giancarlo Birba) 
  2. I fantastici 25! :)
  3. Il riccio "salvato" 
  4. Gelato al bar alle 13 invece di tornare a scuola e interrogare in geometria :)
  5. Restare in spiaggia a giocare a palla invece di fare il giro per Positano insieme alle altre classi
  6. II B topia [ma la classe era perfetta così com'era :)]
  7. Mafia e... befia!
  8. Caos assurdo nell'ora di francese... e la prof si disperava
  9. Lavagna multimediale sempre in funzione
  10. I verbi da imparare due al giorno [...eeeehmmm...]
  11. Gare di verbi
  12. Gare di geografia
  13. Ricorrente domanda sulla Transiberiana
  14. Interrogazioni alla cattedra e libri chiusi
  15. La storia infinita :)
  16. Dover scrivere pagine di diario sulla guerra o lettere come se fossimo condannati a morte!
  17. I testi fantastico, horror e realistico da dover scrivere
  18. La playlist delle canzoni preferite
  19. I concorsi di scrittura
  20. Il blog :D
  21. Altieri e DiNicola inseparabili :)
  22. Altieri bertuccia e Di Nicola gibbone-clochard xD
  23. Prof che a fine maggio dice, rivolgendosi a Altieri e Di Nicola: "Ma perché vi ho fatto stare seduti vicini un anno intero!?"
  24. Il mercatino del libro
  25. (Altieri all'ultimo mercatino) "Vi preeego, prendete i nostri liberi, abbiamo una famiglia da sfamare!", mentre dava anche gli oggetti in omaggio
  26. "... è andato a McDonald, ha mangiato un Sandwich ed è andato a Caghos!" (parte della storiella inventata da Luca che nell'ora di francese ammirava il planisfero invece di seguire la lezione) ..qualcuno se la ricorda completa? XD
  27. "Maledetto sia il giorno, il mese e l'anno..."
  28. Il compitometro [sigh!]
  29. Il minuto zen
  30. Le progressioni di educazione fisica [ -.-'']
  31. Il lavoro di geografia su Excel (mai completato)
  32. I dibattiti a coppia
  33. La cattedra dietro il pilastro con il piano removibile ahahahah
  34. La bacchetta nera 
  35. I cartelloni di storia di gruppo
  36. I bigliettini per il sorteggio incastrati nel rotolo nero del nastro
  37. TUTTI IN BRANDA ALèèèèè
  38. Dire "scemo" era un crimine 
  39. Tanti... troppi compiti!
  40. Riassunti
  41. L'elenco delle caratteristiche di ciascun tipo di testo
  42. Voti alla lettura
  43. "Cuore" di De Amicis
  44. La settimana della classe decimata
  45. "Ma se mi butto da una finestra tenendo una busta come paracadute, mi faccio male?" [cit.]
  46. "Ma se metto l'elio nelle ruote di una bici, vola?" [cit.]
  47. Ma però avverbi di dubbio xD
  48. Leopardo I d'Asburgo
  49. Capretto
  50. Albero di Natale di cartoncino rimasto appeso al muro fino a marzo (anche se le palline... beh, sono durate poco)
  51. I continui litigi tra Chiara e Walter [povera Filomena xD]
  52. Scala 40 a mensa :D
  53. Recitare una poesia o cantare per avere le giuggiole
  54. Aurelia indignata :'D
  55. La classe migliore del mondo :')
  56. Pandoro e Coca-Cola a Natale
  57. I gruppi separti del lunedì pomeriggio
  58. Piggy Miss Porcile XD (gruppo potenziamento)
  59. L'interrogazione di latino (potenziamento)
  60. "Hey, persone di su e giù, ecco a voi, io sono Resù!" (Federico)
  61. Sempre e comunque gli ultimi ad uscire
  62. Vietato passare da dietro la sedia del prof!
  63. La ripresa durante lo screensaver del computer che ci faceva distrarre tutti (finché il prof non ha coperto la webcam)
  64. Flauto XDD
  65. Una zebra a pois :D
  66. Mr Tambourine Man
  67. Altieri sindaco! :)
  68. I lavoretti del territorio francese (ehm... Solo tre!^^'')
La seconda media è stato un anno indimenticabile, e se devo dire la verità mi è piaciuto anche di più della terza :) 

lunedì 24 ottobre 2011

Giunta comunale 2011



Livio VALVANO Sindaco

Rinaldo DI CIOMMO Vice Sindaco e Assessore all'Urbanistica, Ambiente,Territorio e Protezione Civile cell: 366.6755599 tel: 0972.251261 e-mail: vicesindaco@comunemelfi.it

Antonio CORBO Assessore alle Infrastrutture e Mobilita'

Lucia PENNESI Assessore alle Politiche Sociali,Salute e Igiene pubblica, Pari Opportunità, Politiche per la Casa, Politiche Giovanili, Politiche del Lavoro

Maria Giuseppina PALMIERI Assessore alla Cultura e Turismo

Rosa MASI Assessore all'Istruzione, Sport e Tempo libero

venerdì 21 ottobre 2011

Dal Vangelo dell'Infanzia




3] Poi il figlio di Hanan si avvicinò anche alla piccola piscina di Gesù, la calpestò con i piedi e ne fece uscire fuori tutta l'acqua. Allora il signore Gesù gli disse: "Come è scomparsa questa acqua, così scompaia la tua vita". E, subito, quel ragazzo restò secco.
[47, 1] Morte repentina. Una sera, mentre il signore Gesù ritornava a casa con Giuseppe, gli venne incontro, correndo, un ragazzo e lo urtò così violentemente da farlo cadere. Il signore Gesù gli disse: "Come tu mi hai buttato a terra, così tu pure possa cadere e non alzarti più". E in quell'istante il ragazzo spirò.
[48, 1] Maestro confuso. A Gerusalemme c'era un certo Zaccheo che istruiva i ragazzi. Costui disse a Giuseppe: "Perch‚, Giuseppe, non mi conduci Gesù affinch‚ impari le lettere dell'alfabeto?". Giuseppe assentì e ne parlò con la padrona Maria. Lo portarono dunque da quel maestro che, appena lo vide, gli scrisse l'alfabeto ordinandogli di leggere l'alef. Dopo che lesse alef, il maestro gli comandò di leggere bet. Ma il signore Gesù gli disse: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet".
[2] Avendo il maestro minacciato di bastonarlo, il signore Gesù gli espose i significati delle lettere alef e bet. Gli spiegò pure quali figure delle lettere erano dritte, e quali contorte, quali a forma di spirale, quali con il punto e quali senza, perch‚ una lettera è prima e l'altra dopo; ed ancora spiegò e raccontò molte altre cose che il maestro non aveva mai sentito n‚ mai aveva letto in alcun libro.
[3] Il signore Gesù disse poi al maestro: "Presta attenzione a quanto ti dico". E in modo chiaro e distinto incominciò a recitare alef, bet, ghimel, dalet fino a tau. Ammirato, il maestro esclamò: "Penso che questo ragazzo sia nato prima di Noè". Rivolto poi a Giuseppe, disse: "Mi hai condotto qui un ragazzo affinch‚ io l'istruissi, ma egli è più dotto di tutti i maestri". E alla padrona Maria disse: "Questo figlio tuo non ha bisogno di alcuna formazione".
[49, 1] Maestro castigato. Lo condussero allora da un altro maestro più dotto. Questi, appena lo vide, gli disse: "Pronuncia l'alef". Pronunciato che ebbe l'alef, il maestro gli ordinò di pronunciare bet. Ma il signore Gesù gli rispose: "Dimmi prima il significato di alef, e poi io pronuncerò bet". Avendo il maestro alzato la mano per frustarlo, subito quella mano inaridì, ed egli morì. [2] Allora Giuseppe disse alla padrona Maria: "Di qui in poi non lasciamolo più uscire di casa. Chiunque infatti lo contraria è colpito a morte".
[50, 1] Gesù maestro. Giunto all'età di dodici anni, lo condussero a una festa a Gerusalemme. Al termine della festa, essi ritornarono, ma il signore Gesù rimase nel tempio tra i dottori, gli anziani e gli eruditi dei figli di Israele: li interrogava nelle loro specialità e rispondeva a sua volta alle loro domande. Domandò loro: "Di chi è figlio il Messia?". Risposero: "Figlio di Davide".
[2] Allora, egli replicò: "Perché, allora, mosso dallo spirito, lo chiama suo signore, allorché afferma: "Disse il Signore al mio signore: siedi alla mia destra affinché io assoggetti i tuoi nemici sotto le vestigia dei tuoi piedi"?". Gli domandò poi il capo dei dottori: "Hai letto i libri?". "Ho letto sia i libri, , rispose il signore Gesù , sia quanto è in essi contenuto".
[3] E spiegò i libri, la legge, i precetti, gli statuti e i misteri contenuti nei libri dei profeti, cose irraggiungibili dall'intelletto di ogni creatura. Quel dottore disse dunque: "Una tale scienza finora io n‚ l'ho raggiunta n‚ mai ne ho sentito parlare. Chi pensi che sarà questo ragazzo?".
[51, 1] Gesù e l'astronomo. C'era là un filosofo perito in astronomia il quale domandò a Gesù se avesse studiato astrologia. Il signore Gesù rispose esponendo il numero delle sfere e dei corpi celesti, la loro natura e le loro operazioni, la loro contrapposizione, il loro aspetto triangolare, quadrato ed esagonale, la loro traiettoria e la loro posizione di minuto in secondo, e molte altre cose irraggiungibili alla ragione.
[52, 1] Gesù e il medico. Tra quei filosofi ve n'era anche uno dottissimo nelle scienze naturali. Questi interrogò Gesù se avesse studiato medicina; egli rispose esponendo la fisica, la metafisica, l'iperfisica e l'ipofisica, le forze del corpo, gli umori e i loro effetti; ed ancora il numero delle membra e delle ossa, delle vene, delle arterie e dei nervi, gli effetti del calore e della siccità, del freddo e dell'umidità che provengono da esse; qual è l'influsso dell'anima sul corpo, sui suoi sensi e sulle sue forze; in che cosa consiste la facoltà di parlare, di adirarsi e di desiderare; infine l'unione e la disunione e altre cose irraggiungibili all'intelletto creato.
[2] Allora quel filosofo s'alzò e adorò il signore Gesù, dicendo: "O signore, d'ora in poi sarò tuo discepolo e tuo servo".

giovedì 20 ottobre 2011

La Malinche

da
http://blog.alexwaterhousehayward.com/2009/01/doa-marina-tiny-bananas-pineapple-juice.html


Doña Marina, Tiny Bananas, Pineapple Juice & Turkey Tacos
Tuesday, January 20, 2009


Bernal Díaz del Castillo in his Historia Verdadera de la Conquista de La Nueva España mentions the appearance of La Malinche (as Mexicans call her and Doña Marina as Spaniards reverently call her) in April of 1519, when she was among twenty slave women given by the Chontal Maya of Potonchan in the present-day state of Tabasco to the triumphant Spaniards. According to Díaz, Malinche was the noble first-born child of the lord of Paynala near present-day Coatzacoalcos, then a "frontier" region between the Aztec Empire and the Maya states of the Yucatán Peninsula. In her youth, her father died and her mother remarried and bore a son. Now an inconvenient stepchild, the girl was sold or given to Maya slave-traders from Xicalango, a commercial town further south and east along the coast. Díaz claims Malinche's family faked her death by telling the townspeople that a recently deceased child of a slave was Malinche. At some point, she was given or sold again, and was taken to Potonchan, where she was ultimately given to the Spaniards.

Since la Malinche was fairly attractive Cortés gave her to noble born friend Alonzo Hernando Puertocarrero. When Cortés sent Puetocarrero as an emissary to the court of Holy Roman Emperor Charles V (but also Charles I King of Spain) he kept her for himself. Her knowledge of the lingua franca of the region Nahua meant that when she learned Spanish she was able to translate for Cortés.

To this day Mexicans have a complex relationship with a woman they feel sold them out to the Spaniards. There are some, who to the contrary, think that as she was also the lover to Cortés, she was able to somewhat soften the effect of the Spanish conquest. The language and customs survived to the present day. The Aztecs noted such a closeness between La Malinche and Cortés that they called them both by the epithet Malintzin. In the Mexico of today a malinchista is a person who prefers the foreign to the domestic. La Malinche fades into history in 1529 and or 1551, both dates given as her possible death.



When my mother returned from a trip to Mexico in 1953 (we moved to Mexico from Argentina the next year) she told me how there was not a single statue, memorial, street, park named after Hernán Cortés. The exception to the rule was a hotel of somewhat ill-repute (refurbished in the 70s) near the centre of the city called el Hotel Cortés.

The father of one of my favourite Mexican/Spanish writers, Paco Ignacio Taibo II, Paco Ignacio Taibo I tells a story in a lovely CD I bought many years ago in Mexico about leaving Franco's Spain in 1958. Paco senior, like his son, were both of severe leftist tendencies. There was no room for the father and his family in dictatorial Spain. They sailed for Mexico. In a delightful bit of magic realism, Paco Ignacio Taibo I decides to invite a little old lady who also lived forgotten in Spain. The little old lady is Doña Marina as Spaniards reverently call La Malinche. Doña Marina reluctantly accepts but becomes very depressed saying that Mexicans will reject her when they arrive at the port city of Veracruz. She locks herself in her cabin. Taibo I brings her jugo de piña (pineapple juice), plátanos dominicos (finger bananas) and feeds her tacos de guajolote (turkey tacos). When the ship finally arrives and Doña Marina finally emerges from her cabin she is young again and beautifully dressed in white. Taibo I tells Doña Marina, "Let's disembark and enter your land again. Both of us are from conquered people (Taibo’s leftists leanings defeated by Franco), we have that to share." Doña Marina replies, "I will try again."

When they disembark and go through customs they feel the presence of a middle-aged man dressed in a suit of armor. Taibo I and Doña Marina note it is Hernán Cortés. They are surprised to find him alive and in Veracruz since those who know, know hir remains are walled in the church of San Juan de Diós in Mexico city a few meters from the old Cortés Hotel. Cortés looks at the pair and says, "Otro gachupín nos cae encima, “or "Another Spaniard is upon us to bring us tragedy." Cortés turns around and loudly shuffles away in his rusty armor.

To this day I often look at Mexicans in the street, Mexicans in buses, Mexicans at the beach, Mexicans everywhere, and in spite of North Americans from the US and Canada asserting that Mexicans are a happy "fiesta" people I can always discern a look of sadness and tragedy in their faces. I saw this when I was attempting to photograph the lovely Ms Hernandez as an Aztec princess. The more I look at my picture the more I think that the Aztec princess in question is none other than Doña Marina. She is a Doña Marina that, alas, Paco Ignacio Taibo cannot feed turkey tacos, pineapple juice and finger bananas. Taibo I died in Mexico, his adopted land, last year.

It might interest some that the Spanish name for a finger bananas, dominicos also means a Dominican priest or monk. There are those who further add that the size of the little bananas reflects a specific organ of the hated priests who were in charge of the Spanish Inquisition. Furthermore in most Spanish speaking countries a bakery delicacy there is a largish spherical concoction almost identical to a donut hole. Mexicans and Spaniards like to dunk them in thick hot chocolate. Depending on whom you ask this delightful pastry is either called suspiros de monja (a nun's sigh) or bolas de monje (a monk's testicles). And the inhabitants of the Dominican Republic, distancing themselves from any connections to priests and finger bananas, call themselves dominicanos.


mercoledì 19 ottobre 2011

Il lupo nella letteratura

da Italian Wild Wolf


“In un mondo di lupi, solo i lupi possono sopravvivere”
Vita grama, quella del nostro amico nella letteratura.
O forse, a ben vedere, posto d’onore nel palcoscenico degli spauracchi, dei simboli di terrore, dell’incarnazione stessa dei peccati dell’umanità.
Fin dall’antica Grecia il lupo è personificazione della gola, intesa come fame, avidità sfrenata, ovvero quel motore di conflitti che romba sommessamente sullo sfondo della storia umana. Fedro rappresenta l’istinto scellerato nel dialogo senza speranza della favola ‘Il lupo e l’agnello’. “Perché mi hai intorbidato l’acqua proprio mentre bevevo?”. Ma l’agnello risponde impaurito: “Scusa, lupo, come posso fare quello che recrimini? È da te che scorre giù l’acqua fino alle mie labbra”. Allora il lupo esclama: “Sei mesi fa hai sparlato di me.” E l’agnello ribatte: “Ma se non ero ancora nato!” “Perdio!”, sbotta il lupo, “è stato tuo padre a sparlare di me.”
Prezzemolo Personaggio delle favole della Casa del lupo di Entraque
Molti lupi, ben più sofisticati nel vestire e nel parlare, si sono succeduti dopo quello di Fedro, non limitandosi però a sbranare agnellini. Perché in fondo questa creatura rappresenta da sempre il lato oscuro dell’animo umano, l’alter ego zannuto con il quale siamo chiamati a confrontarci per cogliere qualcosa in più di noi e forse del nostro stesso destino.
Ma indugiando nel mondo delle favole, vediamo il lupo inseguire fanciulle nel bosco (Cappuccetto Rosso, di Charles Perrault), divorare ignari porcellini (I tre porcellini, di James Orchand Halliwell), farsi minaccia perfino quando se ne sta buono e non intende aggredire proprio nessuno (Al lupo! Al Lupo!, di Esopo).
Oggi chiameremmo tutto ciò ‘campagna mediatica’, ma nel mondo della pedagogia il ruolo di questa creatura è forse meno disonorevole di quanto appaia. In fondo, tocca pure a qualcuno incarnare pericoli e minacce a beneficio delle giovani menti.
Anche l’immaginario religioso ha contribuito non poco a disegnare intorno a questa creatura un’aura di malvagità, se non addirittura di diabolicità. Forse per via del suo comportamento elusivo, o per la tendenza (del resto comprensibile) di cibarsi di animali morti. Nel Vangelo è citato come bestia demoniaca. Molti Padri della Chiesa lo useranno come metafora per gli eretici o gli uomini del demonio. Sulla scorta di questo atteggiamento verrà sterminato dalle grandi case monarchiche, da Carlomagno fino al Settecento, attraverso corpi speciali di cacciatori di lupi che hanno talvolta operato fino al Novecento. Solo il frugale San Francesco d’Assisi, santo ambientalista per antonomasia, si degnerà di salvarne uno nel celebre episodio del lupo di Gubbio.
Ma l’ardimento umano non si è limitato a caricare il povero animale di questo scomodo fardello simbolico, ne ha persino ingigantito le pieghe d’orrore, tracimandole nella mitologia del lupo mannaro. L’immondo incrocio tra uomo e lupo, estensione della malvagità umana che si rivela nelle notti di plenilunio sotto forma di essere ululante. In questo versante le opere letterarie e cinematografiche sono innumerevoli. Tralasciando i prodromi della letteratura greca o latina, citerei il capostipite riconosciuto, ovvero ‘Wagner l’uomo-lupo’, di Georg William Reynolds, e gli esemplari successivi e più sofisticati del romanzo d’avventura o della ‘ghost-stories’, fra cui i bellissimi ‘Il Marchio della Bestia’, di Rudyard Kipling e ‘Il Campo del Cane’, di Algernon Blackwood. La metafora dell’indistruttibilità del licantropo, salvo tirargli al cuore una pallottola d’argento, esprime l’ostinazione del male, che è pur sempre un prodotto dell’animo umano. Ed è forse questo l’aspetto che maggiormente ci spaventa, più ancora della mesta rappresentazione dell’uomo trasfigurato in animale e costretto – chissà perché – a ululare alla luna.
Per fortuna, la letteratura per ragazzi ha contribuito a introdurre una stagione di ‘riconciliazione’. Riconciliazione tra la figura del lupo, come fiera creatura della natura, e l’uomo, che dal canto suo non è quasi mai senza peccato. Riconciliazione che non può, tuttavia, prescindere dal distacco e dalla libertà dell’animale affrancato dal dominio umano.
‘Il richiamo della foresta’, di Jack London è la storia non di un lupo, bensì del cane Buck e del suo insopprimibile istinto a riguadagnare, appunto, l’origine selvatica nel cuore dei boschi nordamericani. L’animale oscilla tra il profondo affetto per un uomo, il cercatore d’oro John Thorton come ultimo contatto con la civiltà umana, e l’attrazione sempre più intesa verso la foresta e la natura. Durante una delle lunghe assenze del cane, John viene brutalmente assassinato da una tribù indiana. Buck, di fronte al corpo esanime del suo padrone, si getta forsennatamente tra gli indiani che festeggiano attorno al fuoco l’esito della loro incursione, uccidendone molti, disperdendo gli altri. E così, rotto anche quest’ultimo legame con l’uomo, Buck scivola per sempre nel buio della foresta selvaggia, unendosi a un branco di lupi.
Come non vedere, in questo incredibile epilogo, la riscossa non solo dell’animale ma forse di un intero stato di natura, di un intero mondo deluso irrimediabilmente dalla crudeltà umana? E ancora (ma forse più prosaicamente), come non sorridere dinanzi alla riscossa tutta letteraria del lupo che, sfruttato lungamente dall’uomo per i suoi fini narrativi, ritorna nella sua dimensione reale?
E’ anche da opere letterarie come ‘Il Richiamo della Foresta’, e più in generale dalla cultura neo-ambientalista della seconda metà del novecento, che si svilupperà un atteggiamento nuovo verso il lupo, più attento a osservarne le caratteristiche uniche e salvaguardarne l’esistenza.
Oggi il lupo è assurto a una simbologia ben più complessa. Non è l’ombra cattiva che ci insegue nel bosco, è qualcosa che ci portiamo dentro come un fratello nascosto. E’ il ‘noi stessi’ che ci ricorda che malgrado le sovrastrutture sociali ed economiche edificate intorno a noi, siamo pur sempre un prodotto della natura, e l’inquietudine che avvertiamo è il ricordo struggente e sempre più lontano delle nostre origini, che ci ostiniamo a dimenticare.
In quest’ottica, il romanzo-chiave è probabilmente ‘Il lupo della steppa’, di Herman Hesse.
Il protagonista del libro è un intellettuale sulla cinquantina che, in un manoscritto abbandonato prima della sua misteriosa scomparsa, descrive il disagio della sua natura segnata da un profondo dualismo: l’umanità, cioè l’amore per l’arte e il divino, la nobiltà d’animo e di pensiero; e la bestialità (il ‘lupo’), alla costante ricerca dei piaceri selvaggi, ai quali si abbandona per carenza di comprensione del mondo in cui si trova costretto a vivere. Egli, infatti, non riesce più a trovare posto in un contesto governato da valori che non accetta, un mondo che ha relegato gli ideali più alti (pace, amore per la musica classica, la filosofia…) in un angolo buio e privo di importanza. Di qui, l’isolamento del protagonista e il suo mancato riconoscimento di una società che cambia in modo tumultuoso.
Un protagonista-lupo, quindi. Ma non nel senso gotico del termine, bensì più moderno, dove non c’è spazio per trasformazioni spettacolari o scarnificazioni alla luce del plenilunio. L’uomo si fa lupo volontariamente, poiché sfugge ai compromessi di una modernità che non condivide.
E mentre ciò accade, e osserviamo con nostalgia e sollievo il ritorno di questo animale sulle nostre montagne, ci domandiamo dove sia la strada che ci porta a lui.
Perché in fin dei conti, nascosto nel fitto del sottobosco, oltre i sentieri sepolti dalla neve, il lupo è a noi che ulula, ricordandoci che in quel mondo che abbiamo abbandonato alberga da sempre il nostro spirito più autentico.

venerdì 14 ottobre 2011

Asini maestri

fonte: wikipedia
Magis ter meus asinus est (traduzione: Il mio asino mangia più di tre volte) non è propriamente un detto latino, ma una frase scherzosa che può avere un'apparente traduzione sostanzialmente diversa da quella originale.
La traduzione errata si ottiene pronunciando le parole Magis ter come se fossero un'unica parola, cioè Magister (maestro), con il risultato di trasformarne il senso in: Il mio maestro è un asino".
È una frase trabocchetto spesso usata per indovinelli e scherzi dagli studenti di latino, analoga a quelle, di più difficile creazione, che si trovano componendo frasi che abbiano senso scritto compiuto sia in italiano che in latino, come: Cane Nero magna bella persica e I Vitelli dei romani sono belli.
Diverso è il caso di quelle frasi "bilingui" che si possono leggere (col medesimo significato) tanto come frasi latine che come frasi italiane, come per esempio: In mare irato, in subita procella, invoco Te, nostra Divina Stella.

Goya

mercoledì 12 ottobre 2011

sociolinguistica


Sociolinguistica
Con una definizione e contrasto, si potrebbe dire che la sociolinguistica comprende tutti o la maggior parte di quei fattori che fino a poco tempo chiamata la lingua un po 'sprezzante "extralinguistici".
Infatti, la convinzione che il linguaggio non può essere analizzato e studiato solo come un insieme compatto di rapporti logicogrammaticali e come un meccanismo che funziona indipendentemente da qualsiasi altro fattore è stato già impostato da qualche tempo quando Fishman [1970] ha proposto che i compiti dei giovani disciplina riassumere in un riaggiustamento della famosa "quattro doppie W" del giornalismo: chi parla la lingua di chi e quando (`Chi parla, la lingua a chi e quando '), e quando Berruto [1974] ha proposto di aggiungere, acompleta 'individuazione degli obiettivi di sociolinguistica, le domande "come" "perché" e "dove".
Per rompere l'illusione di monolitico e indivisibilità del codice linguistico infatti è venuto dialettologia, geografia linguistica, il movimento ha detto Wòrtet und Sachen, Ferdinand de Saussure e lo stesso non poteva appello per giustificare la sua teoria dell '"arbitrarietà del segno", la teorie sociologiche di Durkheim e la considerazione del linguaggio come una organizzazione sociale basata nella "coscienza collettiva".
Tanto che tra le varie etichette (dialettologia sociologica sociodialettologia, dialettologia sociale, linguistico, sociologico, la sociologia, la linguistica, la sociologia del linguaggio, della sociologia, lingue, ecc.) Che da allora sono state proposte per designare tutti più o meno lo stesso referente, Ci sono stati tentativi di distinguere, a volte, proprio come ha proposto di chiamare la sociologia dei contenuti linguistico derivanti dal sociale considerazione lingua "generale", intesa come il fenomeno langue di Saussure, e studiare sociolinguistica degli aspetti sociali delle parole di Saussure, che Vale a dire, di attualizzazione della lingua reale nei rapporti quotidiani di scambio linguistico, linea orizzontale o diagonale, tra individui, gruppi sociali o comunità.
Sociolinguistica sono stati assegnati altri compiti, alcuni dei quali rivelano alcuni urgente "politiche" che hanno a volte accelerato il percorso di disciplina, si riferisce in particolare agli aspetti di "politica" o "pianificazione linguistica", in riferimento sia alla situazione delle minoranze linguistiche i paesi del vecchio mondo, così come quelli di istituzionalizzazione di nuovi linguaggi nei paesi in sviluppo. Ma si può anche fare riferimento alle discussioni circa l'utilità, misurabilità, l'attuazione del bilinguismo, o, più in generale, gli studi di linguistica per l'istruzione e il suo rapporto con la realtà socio-culturali dei diversi paesi.
Ciascuno dei compiti che a loro volta sono stati attribuiti alla disciplina del corso ha portato a ulteriori ricerche sulle metodologie da adottare; , tuttavia, importante notare che mentre il più semplice definizione (sociolinguistica è la scienza che studia il rapporto tra linguaggio e della società) sono rivela anche la più soddisfacente, ma ci impone di riconoscere che, oltre gli approcci metodologici più diversi, tra cui la obiettivi finali di sociolinguistica è quello di identificare, dice Orgoglio [1970] Alcuni dei fattori più universale sociali coinvolti nelle scelte linguistiche dei parlanti, e mostrano come queste scelte si manifestano in termini di varietà di lingua (varietà di lingua standard socioletti norme, idioletti) .
Dato che la sociolinguistica termine (in effetti, Socio-Linguistica) è stato utilizzato per la prima volta da HC Currie nel 1952, ci sono stati numerosi tentativi di organizzare la pluralità dei compiti che abbiamo rapidamente esposto.
Ricordiamo, per esempio. la semplice divisione tripartita del Fishman [1972], che distingue un sociolinguistica descrittivo, il cui scopo sarebbe quello di chiarire le regole del linguaggio d'azione basato su modelli sociali generalmente accettata ed attuata, una sociologia dinamica del linguaggio, che dovrebbe rispondere alla domanda "che cosa è il peso dei cambiamenti differenziale l'uso sociale del linguaggio e del comportamento ", e infine applicata una sociologia del linguaggio, i cui obiettivi sono principalmente legate all'insegnamento della lingua, problemi di traduzione e quelli della pianificazione linguistica.
Per luminoso [1966] Le materie di studio sono suddivise in sette punti, invece:
1) la situazione sociale del mittente, che seleziona le varietà in base alla loro classe sociale; 2) la figura del ricevitore e l'adattamento della varietà parte; 3) il contesto comunicativo e la situazione che influenzano la diglossia tra formalità e informalità; 4) sincronica di ricerca (le differenze sociali nell'uso del linguaggio); 5) lo studio delle auto-valutazioni in relazione allo stato dei relatori; 6) l'indagine sul grado di varietà diverse (dialetti, lingue, socioletti) all'interno della comunità; 7) l'applicazione di differenze sociolinguistiche come segni di strutture sociali o cambiamenti di lingua o linguistica come base per la pianificazione.
Forse l'enumerazione più completa dei compiti della disciplina si è, tuttavia, da Halliday europea [1974], che elenca i successivi quindici settori della ricerca socio-linguistica:
1) macrosociologia del linguaggio, la demografia linguistica; 2) diglossia, multilinguismo e pluridialettalismo; 3) pianificazione linguistica: sviluppo e standardizzazione; 4) pidginizzazione e creolizzazione; 5) dialettologia sociale; descrizione delle varietà non standard; 6) formazione sociolinguistica; 7) etnografia della comunicazione, situazioni comunicative; 8) registro; repertorio verbale e commutazione di codice; 9) i fattori sociali a modifiche fonologiche e grammaticali; 10) la lingua e la socializzazione, la lingua nella trasmissione della cultura; 11) l'approccio sociolinguistico allo sviluppo del linguaggio nei bambini; 12) Le teorie dei sistemi di linguaggio funzionale; 13) relatività linguistica; 14) conoscenza microsociologia (linguistica etnometodologiche); 15) La teoria del testo.
Lo sviluppo successivo della sociolinguistica sono iscritti tutti, si può dire, all'interno di questi quindici settori, tra cui la convergenza della nuova scienza linguistica ha trovato con il pragmatico e le scienze psicologiche, antropologiche ed etnologiche. 

lunedì 10 ottobre 2011

mimica facciale

Anzi, il viso di un essere umano, di regola, dice cose più interessanti di quelle che dice la sua bocca: poiché il viso è il compendio di tutto ciò che la bocca possa mai dire; esso infatti è il monogramma di ogni pensare e agire di tale essere umano. La bocca esprime solo i pensieri dell'uomo, il viso invece esprime un pensiero della natura (Schopenhauer)

atlante linguistico d'Italia


Studio dell'Istat:
portal-lem.com/images/it/Italie/Lingue_e_dialetti_e_lingue_straniere_in_Italia.pdf

domenica 9 ottobre 2011

La ninna nanna de la guerra (Trilussa)


 da Poesia è rivoluzione



La ninna nanna de la guerra
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
(Trilussa)

giovedì 6 ottobre 2011

primo compleanno di G**

Il primo anno del primo figlio è un anno di grande cambiamento, un giro di boa nel percorso della vita che ti fa maturare e allo stesso tempo, almeno così è stato per me, ti riempie di energia e ti fa venir voglia di cambiare il mondo per renderlo migliore. Io sto provando a fare la mia parte, per quanto minima.