martedì 4 novembre 2008

id est sanctus

Beda Uenerabilis - In cantica canticorum libri vi

Cl. 1353 , lib. : 4, cap. : 6, linea : 207  [*]

 Vnde in magno mysterio dentes legis latoris cum esset plenus dierum moti  

 non esse leguntur, et in caput Samuhelis quia perpetuus domino **nazareus**,  

 id est sanctus, fuit nouacula non ascendit; figurabatur enim quod iota    

 unum aut unus apex non praeteriret a lege donec omnia fiant et quod in    

 mente prophetica nil districtio paenitentiae quod resecare deberet fluxae

 cogitationis inueniret.        

Nazarei

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martedì 21 ottobre 2008

Volevo dar fuoco all’acqua, ovvero Dialogo della Natura e di un ingegnere.


Monticchio, 24 dicembre 2013, un signore ben vestito, ma dall’aria smarrita, si avvicina a una vecchietta che raccoglie fascine nel sottobosco vicino alla Badia.
-Buonasera, per favore può indicarmi la via per uscire dal bosco? Qui non prende nemmeno il cellulare.
-Eh?
-La strada, per favore, mi indichi la strada, mi sono perso!
-Scusatemi, signoria, non avevo capito. Sapete, sono vecchia e le orecchie non fanno più il mestiere loro.
-Va bene, va bene: ho capito. Ma ora mi vuole dire cortesemente come faccio ad uscire dal bosco?
-E perché ci siete entrato, se mo’ volete uscire? Come siete venuto, così tornate. Che ci vuole?
-Senta, nonnina, non mi faccia perdere tempo, sono qui per lavoro.
-Per lavoro? Ma come, un giovanotto così elegante mo’ viene a fare il boscaiolo? Ah, ho capito, voi siete il medico delle piante, quello che mandano ogni anno a vedere la malattia delle foglie!
-No, no, tutt’altro. Non sono né taglialegna né agronomo, sono un ingegnere, io.
-Ingegnere? E ditemi, dovete costruire una casa proprio in mezzo a ‘sto poco di bosco che mi è rimasto? E io come faccio, poi, a trovare la legna per il fuoco? L’inverno è freddo!
-Ma che casa e casa. Io sono un ingegnere speciale. Non costruisco case, io. Faccio cose più importanti!
-Addirittura più importanti di una casa? E che è un ospedale?
-Ma che ospedale e manicomio! (Poi, fra sé) Questa qui mi ci manda al manicomio, se non la finisce!
-Un manicomio a Monticchio servirebbe proprio. Così ci chiudono tutti quei pazzi che vengono qui a tagliare il bosco. Ormai è rimasta solo la macchia attorno alla badia.
-Vedrà, vedrà, signora. Altro che manicomio! Altro che bosco! Qui ho intenzione di costruire una cosa che risolverà i problemi di tutta la gente come lei. Lei ha freddo? E io le costruirò una centrale che le fornirà tutto il calore necessario, per tutti gli inverni fino alla fine del mondo. Anzi, cancelleremo l’inverno, così non ci sarà più bisogno di spezzarsi la schiena a caricare fascine.
-Scusate, ma voi parlate troppo difficile. Volete dire che non siete venuto a costruire né casa né ospedale, ma che farete stare calda la gente. E che è ‘sta centrale, un caminetto a dieci piani, che riscalda da Rionero a Monteverde?
-Quasi signora, quasi. Di bruciare brucerà, ma non sarà la legna.
-Ma scusate, da dove venite? al mio paese è la legna che si mette a bruciare nel camino. Voi che volete bruciare qui, bruciate le pietre? Quelle si sa che non si bruciano.
-Bruceremo l’acqua!
-Oh signore mio, ma voi non state bene davvero! Ma prima di uscire pazzo dovevate costruire il manicomio. Mo’ venite qua, sedetevi un poco e prendete fiato. Mi sa che non state proprio bene.
-Eh signora, se sapeste! Sto bene, invece, benissimo. Ma lei non potrebbe capire...
-E voi provate a spiegarvi.
-Ebbene, gli scienziati hanno inventato un sistema nuovo per produrre energia. Si prende l’acqua e la si bombarda di radiazioni gamma, poi si aggiunge un prodotto speciale ricavato dal silicio e la miscela ottenuta viene fatta esplodere in un reattore che così produce calore e energia.
-Ho capito che mi volete prendere in giro, andate mo’, che io tengo da fare.
-Signora state calma, nonostante la vostra ignoranza, vi voglio venire incontro. Allora, ascoltatemi bene: l’acqua è un elemento chimico composto da atomi di idrogeno e ossigeno e che...
-Basta, basta! Io ‘ste cose proprio non le capisco e manco le voglio capire. Io so solo che sono vecchia, assai vecchia, più vecchia di quanto voi potrete credere, e non ho mai sentito che qualcuno gli era venuto in mente i bruciare l’acqua. La vedete qua, questa fontana qua dietro? Qui l’acqua la prendiamo per bere, cuocere e lavare. Per accendere il fuoco usiamo il caminetto. Capito?

La vecchia si allontana indispettita, le va incontro una bambina spensierata, ma bianca bianca in viso. La nonnina poi si avvia verso una casetta lì vicino, mentre la bimba prosegue verso la fontana. Intanto l’ingegnere ancora non ha capito come tornare verso la strada che aveva perso.
-Ciao signorina, quella era tua nonna?
-Sì, la mia nonnina delle vacanze.
-Sei venuta a trovarla per Natale?
-Quest’anno sì, mi hanno fatto venire dal Collegio. Ma io vengo sempre l’estate, a prendere l’aria buona dei laghi. Mi fa bene, non mi fa ammalare, così forse divento bella come la mamma.
-Sei qui con tua madre?
-Sì mamma vive con la nonnina e io vengo tutte le volte che posso, ma devo andare sempre a scuola e allora sto qui solo quando ci sono le vacanze.
La bambina va alla fontana e avvicina la bocca al filo d’acqua che scende dal rubinetto rotto. Beve, poi si gira soddisfatta verso l’ingegnere.
-E tu non hai sete? Guarda che è buona.
-No, no, grazie. Chissà da dove viene quest’acqua, sarà piena di batteri. Io bevo solo bevande sterilizzate e imbottigliate. Non mi voglio mica ammalare, io.
-Ma quest’acqua le fa passare le malattie, è buona!
-Senti bimba, a scuola ti hanno mai parlato di microbi e batteri?
-Certo.
-E non ti hanno detto che le cose che escono dalla terra sono piene di infezioni?
-Ma la nonna mi ha detto che questa è l’acqua più buona del mondo!
-Ascolta, dopo Natale tu tornerai a scuola, vero?
-Sì.
-Poi tornerai ancora per le vacanze...
-Si, si.
-Ti prometto che per quando verrai un’altra volta ti farò trovare una fontana nuova, più bella. Col rubinetto che funziona. Anzi due rubinetti. Uno con l’acqua calda e uno con quella fredda.
La bambina sembrava turbata, una lacrima gli scendeva lungo il volto.
-Ma io non la voglio una fontana nuova. A me piace questa.
-Su, su. Tu queste cose non le puoi capire, ancora. Io qui costruirò una Centrale che...
Alla parola “Centrale” la bambina sembrò spaventarsi come se gli avessero nominato l’uomo nero, guardò un attimo negli occhi l’ingegnere con un’espressione disperata. Poi fuggì senza salutare.
-Aspetta! Dove vai? Dimmi almeno come faccio a uscire dal bosco.

L’ingegnere la seguì con lo sguardo verso la casetta dove la bimba correva a rifugiarsi. Poi restò assorto e turbato a contemplarne l’uscio. Poco dopo ne uscì una giovane donna con una cesta di bucato. Pareva già essere a conoscenza della presenza dello straniero. Perchè appena fuori lo aveva cercato con gli occhi e si era diretta con passo deciso proprio verso di lui. Poi, senza nemmeno salutare, gli si rivolse con un tono molto duro.
-Cos’è questa storia della centrale? Io e mia figlia veniamo dall’Ucraina; la faccio venire qui per sfuggire alle radiazioni di Cernobyl e lei me la spaventa di questa maniera?

L’ingegnere non rispose, rispettava la tragedia di chi era dovuto soccombere agli orrori della tecnologia, ma era convinto che ciò non potesse riguardare il suo progetto. Il suo progetto in fondo voleva solo produrre benessere. Restò assorto ad osservare la donna che lavava i panni alla fontana d’acqua fredda e non si accorse che scendeva il buio. Poi, quando la donna si accinse a rientrare, lo notò ancora lì impalato, lo invitò ad entrare in casa in attesa che qualcuno lo venisse a prendere. Lui accettò. Quella sera cenò con loro. Ebbe modo di osservare la nonna pulire le verdure raccolte lì intorno, la donna cucinare su una stufa alimentata a legna (lì gasdotto non ce n’era) e la bimba dare una mano apparecchiando e poi pulendo e lavando con l’acqua. A un certo punto si era accorto pure che la casa non era illuminata con lampadine elettriche, ma da un lucernaio a olio. Assurdo: lì non c’era neppure l’elettricità. Eppure loro tre non sembravano soffrirne, non sembravano sentire la mancanza né del gas, né dell’elettricità né del telefono. Strano. Si può vivere ed essere contenti solo di ciò che la natura offre, senza che l’industria umana ne stravolga la materia.
Mancava pure la televisione, lì, e dopo cena, come avveniva solo nelle favole antiche, quella strana famiglia si raccolse attorno al focolare e ascoltò le storie della nonna.
L’ingegnere man mano fu colpito da una crescente nostalgia, non sapeva di cosa. Cominciò a fantasticare, a pensare che sarebbe stato interessante, forse, vivere così. Fare da padre a quella bimba, da marito a quella donna e figlio a quella vecchia. Imparare da loro come la natura può dar da vivere senza essere violata. Magari spiegare loro che anche la tecnologia, se ben usata, può aiutare la natura a dare frutto. Ma ormai aveva capito che non c’era bisogno di bruciare l’acqua. L’acqua serve ad altro e il fuoco lo si fa con ciò che è morto, non con ciò che dà la vita...

Infine si svegliò, la sera in realtà non era mai scesa, quella vecchia forse se l’era sognata. La casa, la fontana, la bimba, la donna. Non ce n’era traccia. Sorrise. Gli succedeva a volte di perdersi nei pensieri e fantasticare, stavolta si era addormentato, per giunta. Ma ora via, doveva tornare dai suoi operai: c'era del lavoro da fare. Occorreva abbattere gli ultimi alberi, spianare le rive dei laghi e preparare le fondazioni per la cupola. Entro l'anno Monticchio avrebbe dato energia bruciando l'acqua.